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Sweet child o’mine

Sweet child o’mine

lacrimeL’ultima immagine che ho di te sono i tuoi occhi che annegano nelle lacrime.
“Va bene. Va bene, amore. Tutto quello che vuoi”.
Vado piano in auto mentre la radio inizia a trasmettere “Sweet Child o’Mine” e penso a come cercavi di trattenerle. “La vita è fatta così. A volte va bene, a volte va male”.
Rapidissimi i miei pensieri volano indietro nel tempo e altrettanto velocemente tornano. In un sintetico flashback non riesco a fare a meno di ricordare la nostra vita fino adesso.
Siamo diversi, a volte incompatibili, ma stiamo bene insieme. In tante cose ci capiamo e supportiamo a vicenda. Poi, le nostre risate speciali? Gli ammiccamenti? Eppure la nostra vita è costellata di problemi, impedimenti, blocchi. Gli attimi di felicità non importa nemmeno contarli, tanto sono pochi.
Un nodo mi blocca il respiro.
Il rospo che trattenevo nello stomaco, con la sua pelle rugosa e amara, inizia a risalire. Quando arriva alla gola, spingendosi contro le pareti dell’esofago, incrocia tutte quattro le zampette attorno alla mia trachea e stringe.
Chissà dove abbiamo sbagliato? Più volte ho pensato che il mio unico scopo doveva essere quello di farti felice, a tutti i costi, anche quando le tue scelte non coincidevano con le mie. Poi non sono riuscito ad annullare la mia personalità. Continuo a chiedermi, per quanto saresti stata felice con un automa sorridente e accondiscendente al tuo fianco?
Rimorsi, angoscia, tristezza, dolore e debolezza riescono quasi a ribaltarmi sotto sopra. La testa mi scoppia.
Poco prima che uscissi stavi dicendo: “Siamo comunque pieni di problemi, perché adesso anche questo? Le auto disfatte. Tutto si sbriciola tra le mani, perché? Non è per le auto, ma per tutti gli sbattimenti a cui dobbiamo far fronte, poi non abbiamo mai un centesimo! Non c’è mai un attimo di tregua”.
“Già, siamo talmente in balìa del sistema che ci terranno in vita in eterno, con tutti i soldi che gli dobbiamo. Una vita da polli d’allevamento. Bisogna fare i conti: gli rendiamo di più se facciamo uova per un tempo indefinito o se ci ammazzano quando siamo ancora giovani e tenerini?”.
Vedo il tuo viso scurirsi, non ti piacciono le mie solite sparate: “Scusa, dai pensiamo a una soluzione”.
“Non si vive più, non si gode di niente. Non è nemmeno più una tragedia ormai …” dici mentre le parole ti si smorzano un po’ in gola.
“Non mettiamoci fretta, dai. Facciamo con quello che abbiamo e resistiamo. Pensiamoci 1000 volte, dopo le prime 1000”.
“Ti ricordi, noi insieme siamo tosti, tostissimi” e accenni un sorriso mentre entrambi pensiamo alle nostre azioni da commando per difenderci, da soli, noi due soli, da banche ladrone, aziende ruffiane, ingiustizie di tutti i tipi. “E se è necessario, cambiamo idea e atteggiamento, li sorprendiamo. Se proprio ce li fanno girare davvero, siamo capaci di tutto, noi. Vero?”, mentre i tuoi occhi si riempiono di lacrime.
“Verissimo! Va bene, amore. Tutto quello che vuoi”. Prendo il giacchetto e le chiavi. “Ora vado a fare il servizio. Stai tranquilla. Non pensarci più. Va tutto bene così. Ci pensiamo noi! Torno tra poco”.
Vado piano in auto mentre la radio continua a trasmettere. La mia destinazione m’inghiotte e fa svanire per un attimo tutti i pensieri e i ricordi, a parte i tuoi occhi, “Mia dolce bambina”.

“Sweet child o’mine”, Guns n’ Roses

 

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