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Segni

angelocadutoNon ce l’ho fatta neanche questa volta. Riconosco i segni: respiro accelerato senza motivo, sensazione d’affogare, instabilità come se mi mancasse la terra sotto i piedi, angoscia immotivata che si fa avanti piano piano.
Non ce l’ho fatta neanche questa volta, ho il nodo in gola facile. Non riesco nemmeno a sostenere lo sguardo di Nik.
Mi viene da trattenere il fiato come per immobilizzare tutto, fare in modo che nessun organo si muova, per non sentire il dolore.
Il mal di vivere. Io. Assurdo.
Ogni più piccola cosa che incontro mi sembra insormontabile.
Ma questi segni sono infiniti.
Impossibile non riconoscerli, inutile stare ancora a raccontarli.
Ma ciò che mi da il colpo di grazia è non capire perché.
Da cosa origina questa angoscia disperata, senza scampo e senza futuro?
Questa sensazione di essere messo all’angolo.
Come si fa a vivere sentendo di non avere possibilità né alternative, come un angelo caduto che non riesce a risalire.
Rinchiuso in uno spazio aperto e senza carcerieri.
E’ follia forse?
O sono solo segni di insofferenza all’abitudine?

(da “Piccole storie)

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